..:: Stefano e Elisa ::..
Lunedì 19 Luglio 2010 è nato Francesco.
Auguri a mamma Elisa, papà Stefano e ai fratellini Lorenzo e Pietro.
Una giovanissima famiglia, elettrauto lui e artista lei. Sono partiti per la missione nel 2002 subito dopo il loro matrimonio (licenziandosi dal lavoro!) per vivere due anni a Chacas, in Perù, con il padre Ugo. Mentre Stefano si dedicava ai bisogni concreti della missione, Elisa insegnava ai ragazzi della cooperativa di Chacas l’arte della decorazione delle vetrate artistiche.
Nel frattempo nel 2004 è nato il piccolo Lorenzo, e per il parto si sono trasferiti qualche mese a Lima nella casa di servizio per le oltre 50 missioni sulle Ande (scaricare i container di viveri, acquistare materiale vario, preparare i documenti per i volontari, accogliere chi arriva in aeroporto: volontari, parenti e amici dei missionari, accompagnare chi ritorna in Italia). In questa casa vivono dal ‘96 Andrea e Verdiana di Faenza con i loro 7 figli.
Stefano ed Elisa, rientrati in Italia per qualche mese nel 2005, hanno ribadito il loro SI ai poveri dando la loro completa disponibilità per ripartire, per fare ciò di cui più ci fosse bisogno.
Così il notevole incremento di lavoro sulle Ande li ha portati a fermarsi a Lima nella casa “ Laura Vicuna” per svolgere questo compito di servizio alle missioni (compito più "ingrato" ma molto prezioso e necessario!).
Nel pomeriggio di Giovedì 26 Aprile 2007 (alle 23 ore italiane) è nato Pietro, il secondogenito.
Da una lettera di ELISA scritta da Chacas:
Ora sono a Ticlios per montare due vetrate nella chiesa. Il lavoro che faccio in cooperativa a Chacas mi porta a stare quasi tutto il giorno dentro i laboratori, allora sono contenta quando ho occasione di uscire un po’, vedere soprattutto i paesaggi, guardare la gente come vive… Così questa mattina ne ho approfittato per andare a fare “l’aiuto ai poveri”, ai più poveri tra i poveri. Si porta da mangiare, si lavano gli infermi, si pulisce la casa. Siamo entrati casa per casa. La maggioranza erano vecchi, soli, che nessuno va a trovare o se ne prende cura. Mi ha impressionato un uomo di nome Don Pedro, era sdraiato sotto un mucchio di coperte su un “materasso” fatto da una tavoladi compensato poggiata sui mattoni. Come cuscino il suo giubbotto. A fianco al letto, per terra, il suo cappello e il bastone, una tazza con un po’ di acqua e basta. Dormiva sotto un tetto di calamina, le pareti fatte con un telo di plastica tenuto su con un bastone. Forse 60 anni, ma ne dimostrava 80. Era a letto immobile da un mese a causa di una caduta. Respirava solo con la bocca senza parlare. Aveva piaghe su tutto il corpo e non si alzava neanche per andare al bagno. A volte lo avevano trovato a terra senza coperte. Cosa sarà la morte per una persona che passa tutto il giorno in questa condizione? Io non voglio perdere un minuto della vita che ho ricevuto. Capisco quante cose belle, quante persone care, la giovinezza, la salute, la ricchezza… Cosa posso fare di tutto questo? Sarà solo per me? L’avrò meritato di più rispetto a Don Pedro? Cosa sarà la morte per me? Sono le domande che mi scottano di più e che mi lasciano il segno; anche se poi ogni giorno mi faccio prendere da inutili preoccupazioni, problemi banali e vivo distratta, presa dal mio egoismo. Anche qui in missione, se vuoi puoi chiuderti nelle tue cose, nel tuo mondo, lavoro, casa, famiglia pur credendo che stai lavorando per i poveri. Credo che ci dobbiamo chiedere sempre: “qual è la cosa più importante che desideriamo?” Tendere a regalare di più nonostante i nostri limiti. Sapessi che REGALO, avere ogni giorno davanti l’esempio di Padre Ugo e Padre Lorenzo! Mai un minuto per se stessi. P. Ugo è sempre in movimento. Lui cerca, avvicina, incoraggia, corregge, ama. Più si fa vecchio e più acquista semplicità. Per lui il pensiero della morte è desiderare solo un Padre che lo accolga; desiderare che non finisca tutto con la morte; che Don Pedro possa ricevere una vita migliore. Sarà solo una favola? Eppure vedessi come è concreta! Dietro a questo sogno, vedessi la vita di padre Ugo come è stata un regalo per tutta la gente, per tanti poveri che hanno ricevuto da mangiare, un tetto per la casa, le cure mediche. Tanti ragazzi e ragazze che hanno ricevuto un’istruzione, un educazione, un mestiere. Tante persone che dall’Italia hanno trovato in mezzo ai poveri uno stile di vita. Tanti benefattori che attraverso i volontari possono regalare soldi e beni, sentire che i poveri non sono una questione sociale ma l’invito a spendere bene la nostra vita. E così via, non saprei bene come descrivere tutto il bene che il Padre Ugo ha fatto e che ancora sogna di fare (i rifugi, la malga dove crescere le mucche per regalare il formaggio, i premi per l’oratorio, la scuola di archeologia…) Mi raccomando non perdetevi dietro le cose piccole e stupide, sognate! Sognate in grande! Che il lavoro per i poveri sia davvero un mezzo per diventare amici buoni e sinceri, per creare un ambiente dove diventare delle persone attente e aperte. Così in famiglia, all’università, sul lavoro. Sii esigente con te stessa, ma con gli altri buona, perdona, ridai fiducia, aiuta chi non ce la fa. Un caro abbraccio Elisa e Stefano